Quando la Storia incontra la fiction: un processo per stregoneria nel 1600
Lo sanno tutti che tua madre è una strega
di Rivka Galchen
Codice edizioni, 2022, traduzione di Andrea Berardini
Un giorno, con l’inaspettata puntualità che solo le cattive notizie sanno avere, Katharina Kepler viene convocata d’urgenza dal governatore. C’è una donna, Ursula, moglie del vetraio, che la accusa di averla fatta ammalare con del vino cattivo e quindi ora serve che Katharina le tolga la fattura: se lei le ha lanciato il malocchio, allora sempre lei deve guarirla perché è così che funziona, lo sanno tutti. Ma anche se Katharina volesse fingere di liberare Ursula e togliersi così d’impiccio, non starebbe allo stesso tempo ammettendo la sua colpa, e con essa di praticare le arti magiche?
Siamo in Germania, a Leonberg, nel 1613 quando l’incontro avviene, e a partire da quel momento, per cinque lunghi anni Katharina dovrà convivere con i pettegolezzi, le cattiverie e le accuse dei vicini finché non si arriverà all’incarcerazione e poi al processo. Al suo fianco ci saranno i figli, Greta, Christoph e Hans (sì, quel famoso Giovanni Keplero), le nuore e il vicino di casa, Simon. Dei suoi conoscenti, delle persone che la conosco da quando era bambina e da cui si serve quotidianamente da anni, solo un paio si schiereranno in sua difesa, la maggior parte siederà al banco dell’accusa sostenendo che ogni morte animale, ogni zoppia, ogni dolore, ogni malanno sia da imputare a Katharina.
Sì, perché Katharina non è una vedova come le altre, va in giro per il paese come se fosse un uomo, è una vecchia ciarliera e un po’ invadente che non nasconde le proprie opinioni, conosce le erbe e ama le mucche più degli esseri umani. Una strega? Chi la conosce sa che è una persona di buon cuore, un po’ ruvida forse ma animata dalle migliori intenzioni. Ed ecco allora che Galchen utilizza l’espediente delle accuse di stregoneria rivolte contro Katharina Kepler nel 1600 per indagare la forza dei pettegolezzi, delle voci messe in circolo forse per invidia, forse per cattiveria che di bocca in bocca si fanno più assurde e allo stesso tempo più veritiere. Oggi nessuno viene processato per stregoneria ma la gogna mediatica non è forse ugualmente terribile? Le malelingue non sono forse presenti in ogni piccola comunità? E noi, non siamo forse ancora inclini a prestare orecchio alle voci, ai pettegolezzi?
Oltre al discorso legato alle maldicenze, Galchen pone l’accento sulle dinamiche infide del potere e sulla sua incapacità di ammettere gli errori. All’inizio della storia, infatti, quando Katharina viene convocata dal governatore, si divincola ricordando ai presenti che l’accusa di stregoneria è valida solo se fatta in modo ufficiale e alla presenza di due testimoni. Il governatore allora invita tutti ad andarsene sottolineando che “quell’incontro non è mai venuto”. Katharina però lo racconta ai figli Cristoph e Greta e insieme convengono che per ribadire la sua innocenza sia meglio accusare a sua volta Ursula di calunnia. Così facendo, inconsapevolmente, mettono in ridicolo il governatore che si è prestato al gioco sporco della moglie del vetraio e che quindi si trova in un certo senso costretto ad agire per coprirsi le spalle dando seguito alle accuse di stregoneria e ignorando quella di calunnia fatta da Katharina. Un gioco semplice, quello degli uomini di potere, che sempre e comunque devono mantenere una facciata irreprensibile e giusta, a scapito di chi il potere invece non ce l’ha. La famiglia Kepler si ritrova così impossibilitata a salvarsi, il popolo si gonfia di cattiveria, quasi non vedesse l’ora di trovare un capro espiatorio, un male comune da accusare di tutte le sciagure che fanno parte della vita, il governatore è messo all’angolo, indugia ma poi cede alle insistenze di quel sospetto che si ingrandisce al punto da sembrare verità.
Rivka Glachen è brava a far parlare tutti i protagonisti che ruotano intorno a questa storia, si capisce il lavoro di documentazione che ha svolto per dare la corretta rappresentazione delle testimonianze, delle credenze popolari, delle usanze e dell’effettivo svolgimento dei processi di stregoneria. Ha costruito un romanzo storico corale che ha un tono a tratti ironico, soprattutto quando è Katharina a parlare, e a tratti grottesco, in particolare quando si sottolinea la grettezza degli esseri umani. Ma forse proprio per questo ha ecceduto con i dettagli, i racconti che ritornano da più voci e che appesantiscono rendono noiosa la lettura per quanto riconosco che siano utili a creare un certo tipo di ambientazione popolare e povera.
Nel complesso Lo sanno tutti che tua madre è una strega è un romanzo scorrevole e di piacevole lettura che però resta in superficie, senza generare grande coinvolgimento.



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