Review party: Crying in H Mart di Michelle Zauner

Crying in H Mart

di Michelle Zauner
Mondadori editore, traduzione di Marta Barone

 

Arriva in libreria proprio oggi, 22 novembre, per i tipi di Mondadori il toccante memoir di Michelle Zauner, voce del gruppo indie Japanese Breakfast, rimasto per oltre un anno nella classifica dei bestseller del “New York Times”: Crying in H Mart, nell’impeccabile traduzione di Marta Barone.

 


Michelle ha venticinque anni quando, fuori da un bar di New York, sua madre le dà la terribile notizia di avere un cancro ormai in fase terminale. È un attimo, una conversazione breve prima di prendere un caffè con un vecchio amico, e tutto cambia per la giovane donna ribelle che, desiderosa di sfondare nella musica, si era allontanata dalla famiglia, in particolare da quella madre perfezionista ed eccessivamente amorevole che ora rischia di dover salutare per sempre.

Zauner, però, non sceglie questo momento per iniziare a raccontare la sua storia, no, le prime parole che noi leggiamo sono: «Da quando mamma è morta, piango da H Mart» e da qui l’autrice ci porta a conoscere il suo dolore insieme alla sua famiglia. Crying in H Mart, infatti, è un libro sull’elaborazione del lutto e sul perdono, prima di tutto di se stessi, ma è anche un libro sull’identità e soprattutto sull’amore controverso tra figlia e madre.



Michelle Zauner è nata a Seoul da madre coreana e padre americano ma si è trasferita negli Stati Uniti, dove vive tuttora, quand’era bambina e questo ha significato dover fare i conti con due culture molto diverse da cui si è spesso sentita esclusa. Diversa, fisicamente, dai coetanei americani e lontana, culturalmente, dalla famiglia coreana, l’autrice torna più volte sul tema di questa doppia identità e sul suo sentirsi esclusa da entrambi i mondi. “Che cosa sei allora?” è la domanda a cui è stata messa di fronte quando frequentava le scuole medie e, dopo essersi sforzata per anni di integrarsi come americana, nel momento in cui sua madre si ammala anche il suo essere coreano sembra non essere abbastanza, facendola sentire impotente contro la malattia e incapace di cogliere i bisogni della persona che più ama al mondo. 

In Crying in H Mart Zauner non si risparmia e lascia spazio anche ai sentimenti più sconvenienti, come il senso di gelosia provato verso un’amica materna che riesce meglio a sintonizzarsi con la madre o la rabbia verso il padre che si sottrae alle proprie responsabilità. Ma è soprattutto il rapporto altalenante con la madre a essere messo sotto la lente di ingrandimento, dalle vacanze idilliache in Corea alle liti furiose durante l’adolescenza fino al ricongiungimento obbligato che l’ha costretta a rivalutare le premure da cui prima si era sentita soffocare e che ora la fanno piangere da H Mart, la catena di supermercati specializzata in cibo asiatico dove si rifugia da quando la madre è morta per sentirla di nuovo vicina.

Il cibo, infatti, è il tema portante di Crying in H Mart perché rappresenta il legame di Zauner con la madre. È l’appiglio a cui entrambe si aggrappano per mantenere viva l’identità coreana, ma è anche il veicolo di un affetto a volte difficile da mettere in parole. Così, per gran parte della lettura, ci troviamo alle prese con ingredienti sconosciuti e ricette dai nomi impronunciabili perché è in mezzo a quei sapori che Michelle Zauner ritrova la madre e si perdona per tutte le volte che non è stata abbastanza.


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