Review party: Gruppo sostegno ragazze sopravvissute
Gruppo sostegno ragazze sopravvissute
di Grady Hendrix
Gruppo sostegno ragazze sopravvissute di Grady Hendrix (Mondadori 2023, traduzione di Rosa Maria Prencipe) all’apparenza è un omaggio ai film slasher degli anni Ottanta e Novanta, quel sottogenere dell’horror che ha per protagonista un maniaco omicida armato di asce o coltelli che dà la caccia a un gruppo eterogeneo di persone di cui si salva un’unica donna, ma appena sotto la superficie si intuisce una domanda: come si sopravvive al trauma? Come raccogli i pezzi e vai avanti? Morire è facile, si scopre. È vivere la cosa difficile.
Protagoniste di Gruppo sostegno ragazze sopravvissute sono proprio loro, le final girls, le sopravvissute dei più famosi film horror che possano venirvi in mente, rese immortali dalla strage, spremute nei talk show e nei remake per poi essere dimenticate. Ma loro non dimenticano e ancora si ritrovano nel seminterrato di una chiesa per parlare dei loro mostri insieme a una psicoterapeuta, finché una delle ragazze salta un appuntamento e le loro peggiori paure tornano a essere reali.
A dirigere la narrazione è Lynnette Tarkington (Natale di sangue, 1984) che ci stordisce con le sue ossessioni e la sua mania del controllo, che ci confonde perché vede il mondo solo attraverso lo spioncino di una porta blindata in un appartamento in cui non entra mai nessun altro essere umano e che alla fine ci salva perché se le sopravvissute hanno imparato una cosa è la tenacia, anche nelle situazioni più disperate.
«Ma cosa racconta di noi il fatto che gran parte dei prodotti che consumiamo per divertimento riguarda l’uccisione di donne? Voglio che ci riflettiate.»
Come dicevo all’inizio, però, Grady Hendrix sembra voler parlare anche (e forse soprattutto) di un altro tema: la violenza sulle donne, o meglio, la violenza quotidiana in cui le donne vivono immerse. Lynnette vive nella paura, ha un piano di fuga e il piano B del piano B, memorizza le targhe, sui mezzi si siede sempre in fondo, quando entra in una stanza controlla per prima cosa le vie d’uscita, per strada stringe lo spray al peperoncino, il coltello, la pistola: il pericolo può essere in agguato ovunque, in qualsiasi momento. Quante di noi fanno quasi le stesse cose? Se non tutte, la maggior parte. Forse non siamo sopravvissute, ma come Lynnette abbiamo dovuto imparare a stare all’erta, a controllare con la coda dell’occhio il lato migliore del marciapiede, ad ascoltare il rumore dei passi nelle vie deserte, a tenere il telefono in una mano e le chiavi nell’altra, sempre pronte, sempre con un sospiro di sollievo quando la porta di casa si chiude alle nostre spalle perché
«Gli uomini muoiono perché commettono errori. Le donne? Noi moriamo perché siamo femmine».
Gruppo sostegno ragazze sopravvissute è quindi anche una critica sociale, un thriller horror femminista che punta il dito contro ma non offre soluzioni, che riporta il mondo così com’è senza alternative perché ci sarà sempre un mostro e le donne saranno sempre (e solo) vittime. E io che ho difficoltà a dividere il mondo in bianchi e neri trovo che al romanzo di Hendrix manchi la complessità necessaria a rompere gli schemi. Infatti, se Lynnette e le altre eroine del romanzo hanno dovuto imparare a essere forti, intelligenti e coraggiose, gli antagonisti che muovo la narrazione sembrano essere solo comparse, appena abbozzati anche quando avrebbero meritato almeno la dote del libero arbitrio.
Nonostante un finale che non ho apprezzato, Gruppo sostegno ragazze sopravvissute di Grady Hendrix è un romanzo che si lascia leggere sia che si cerchi un thriller-horror un po’ nostalgico sia che si apprezzi il lato critico-femminista (a patto però di approfondire poi altrove il tema).
Anche questa volta, devo ringraziare @unalibraiaincorsia per aver organizzato il Review Party e la casa editrice Mondadori per la copia omaggio. Su Instagram trovate le recensioni delle altre mie compagne di lettura.



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