"Mare bianco" di Roy Jacobsen: la saga di Barrøy continua
Mare bianco
di Roy Jacobsen
Iperborea editore, traduzione di Maria Valeria D’Avino
Il 14 giugno Iperborea ha portato in libreria Mare bianco di Roy Jacobsen, il secondo volume della saga che racconta la storia della famiglia Barrøy, unica abitante di una piccola isola al largo delle Lofoten, in Norvegia. Ho potuto leggere il romanzo in anteprima grazie alla collaborazione con la casa editrice, che ringrazio, e ancora una volta mi sono immersa nelle atmosfere gelide e impervie del Mar di Norvegia insieme a personaggi di poche parole e grandi speranze.
In Mare bianco ritroviamo Ingrid adulta, ha trentacinque anni e ha lasciato Barrøy perché l’inverno è troppo rigido da gestire per una persona sola. Se ne sono andati tutti: Barbro è in ospedale con un femore rotto, mentre Lars e Fredrik ormai vivono altrove, sono padri su altre terre. Resta solo Ingrid a difendere una casa sempre più inospitale e la necessità ha portato anche lei a svernare sull’isola principale, dove ha trovato lavoro come sfilettatrice di merluzzi allo Stabilimento.
Sono sufficienti queste poche righe per notare una marcata differenza con Gli invisibili (di cui ho parlato qui) che invece sull’isola di Barrøy è ancorato dalla prima all’ultima pagina. Le stesse persone che nel primo volume sembravano non sentire il richiamo dell’Altrove, troppo impegnate a lavorare per alzare la testa oltre le onde, qui nemmeno ci sono, e resta muta la domanda se è stato bisogno o desiderio.
In questo secondo episodio della saga, Roy Jacobsen abbraccia la storia con la S maiuscola e sconvolge la vita di Ingrid, che si ritrova lontana dalla sua casa, sballottata su altre isole, in altri luoghi, con persone con cui deve imparare a creare legami. Inizia tutto con un incontro spaventoso, una vita in bilico dopo un naufragio e un sentimento che da piccolo diventa enorme, anche se rimane silenzioso, nascosto. Lo stesso silenzio che abbiamo imparato a rispettare negli Invisibili qui diventa necessità: «su un’isola il tempo si contrae e si ferma e le parole mancano». Finché, per lo stesso motivo, nuove vite vengono calamitate da Ingrid prima in ospedale e poi durante la traversata in mare: la bimbetta curiosa che non si staccava mai dal suo papà è diventata una donna e ha la concretezza di chi è abituato a risolvere i problemi indipendentemente dalle situazioni.
La Seconda guerra mondiale sta devastando ogni cosa, c’è paura e diffidenza tra le persone e la solitudine non è più un valore, ma un peso che ci si porta dietro, pesante come un macigno. I volti stanchi, le case abbandonate, i genitori persi, sono queste le ombre che abitano Mare bianco e lo rendono ancora più coinvolgente del primo volume. Lo stile rimane quello spiccio della quotidianità, fatti di gesti più che di parole, ma Roy Jacobsen ci ha già abituato ai non detti, ai dialoghi appena accennati e ai tumulti interiori che non sfiorano mai la superficie. Qui il mondo urla, la distruzione è ovunque, ma Barrøy rimane muta, in attesa che la famiglia torni.



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